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Note dell'Autore:

AVVISO:

Ho ambientato la storia dopo il primo campionato nazionale, solo che ho accresciuto l'età dei ragazzi di parecchio! Perdonatemi per questa libertà che mi sono presa, spero non vi dispiaccia troppo.

I primi due capitoli di questa storia sono vecchi come il cucco, e nonostante le modifiche fatte continuano a non piacermi. Se volete smettere di seguire la mia storia, fatelo almeno dopo il terzo capitolo così avrò il cuore in pace! XDDD

Buona lettura, al prossimo aggiornamento!



Primo capitolo

-7 giorni

Era una giornata tranquilla e soleggiata e Hikaru Matsuyama, capitano della Furano, si godeva disteso sull'erba quel così raro sole.

Nell'isola di Hokkaido, dove abitava lui, il clima era molto più rigido rispetto al resto del Giappone, e tutti i suoi abitanti avevano imparato ad apprezzare al meglio ogni singolo spicchio di sole. Così Hikaru.

Era passato qualche mese dal primo campionato nazionale, e la Furano aveva continuato ad allenarsi con grande perseveranza, soprattutto grazie al suo capitano: erano diventati decisamente più forti! Hikaru era sicuro che avrebbero anche potuto vincere, il prossimo anno.

Ma per adesso, gli allenamenti erano finiti, e lui e tutti i suoi compagni potevano godersi a pieno quel tempo splendido. O almeno così credeva...

-Ah... che pace...- sospirò, sdraiato ai piedi di un albero, le mani dietro la nuca, il sole in viso -Mi ci voleva un pò di riposo... fare il capitano di una delle quattro squadri più forti del Giappone non è mica facile...-

E lo diceva con grande orgoglio. La sua squadra era arrivata alla semifinale, poco importava se non aveva raggiunto il titolo: avevano fatto del loro meglio, e Hikaru era davvero fiero di come avevano giocato.

-Non vedo l'ora che riinizi il campionato... e intanto mi riposo...-

Bisbigliò fra sé e sé, inspirando l'aria fresca dei prati dell’ Hokkaido. Avrebbe continuato a sonnecchiare e mormorare ancora per molto, se un grido non l'avesse riscosso all'improvviso dal suo dormiveglia.

-Capitano!! Capitano!!!-

Subito Matsuyama si alzò a sedere sull'erba, per vedere chi l'avesse chiamato con tanta foga. Era Kenji, che correva verso di lui.

Hikaru appoggiò il gomito sul ginocchio ed osservò il suo compagno di squadra, se non grande amico, che correva per raggiungerlo. Quando fu abbastanza vicino, il ragazzo si fermò per riprendere fiato, mentre Hikaru lo guardava stranito.

-Cos'è successo, Kenji?- chiese infine, tra il divertito e il curioso –Cosa avete combinato questa volta, sentiamo… battaglia di cibo in mensa? Non avete già dato il mese scorso?-

-C-capitano...- il nuovo arrivato alzò finalmente lo sguardo, sconvolto dalla corsa -E' arrivata una telefonata a scuola, volevano te. Hanno detto che era importante, e di richiamarli subito.-

-Chi erano?- chiese Matsuyama, alzandosi in piedi, ritrovando parte del suo cipiglio severo.

-Hanno detto di parlare a nome della Sede Centrale del Juniores Football, di Tokyo. Hanno chiesto del capitano della Furano per una convocazione… da qualche parte.-

Hikaru Matsuyama sgranò gli occhi scettico, e guardò il suo amico: una convocazione... da qualche parte?!

S'incamminarono verso la scuola, continuando a parlare.

-Che vuol dire, una convocazione da qualche parte? Pensavo che per diventare un membro della JF bisognasse avere un diploma, almeno… come fanno a dare delle informazioni così da schifo? Sapranno parlare, almeno?- ribadì Hikaru, contrariato.

Lui e quelli della Juniores Football erano in guerra da anni, li detestava.

Kenji alzò le spalle in un sorriso.

-Sta volta non è colpa loro, sicuramente saranno stati più precisi. Ma che vuoi farci, capitano... questo accade quando è Gennichi a rispondere al telefono.-

Il capitano della Furano si lasciò scappare una risatina trattenuta: Gen era davvero un disastro, sia sul campo da gioco che fuori. Ma comunque gli volevano un gran bene...

-La prossima volta vediamo di dargli la camera più lontana dal telefono, ok? Altrimenti ci fumeremo tutte le poche telefonate che riceviamo.-

-Come vuoi tu, capitano.-

Kenji sembrava divertito più dello stesso Hikaru, e lo era davvero. Già si immaginava la faccia di Gen quando si sarebbe trovato davanti il capitano...

Entrambi i ragazzi arrivarono finalmente al grande edificio scolastico, e ad attenderli c'era tutta la squadra, compreso il povero centrocampista. Quando Matsuyama si pose davanti a lui e lo guardò, mani sui fianchi, Gennichi deglutì e abbassò gli occhi.

-C-capitano, beh... l-loro hanno... lasciato un n-numero.-

Con mano tremante, gli porse un foglietto.

Hikaru lo prese in mano e lo guardò.

-Vado subito a richiamarli, così scopriremo la meta di questa misteriosa convocazione. Dico bene, Gen-chan?-

Tutta la squadra rise, capitano compreso; spaventare Gennichi per un nonnulla era una delle cose che li divertiva di più. Il poveretto si voltò paonazzo verso Kenji, suo migliore amico e da sempre mente ideatrice di tutti quegli scherzi.

-Sei uno stronzo!- esclamò –Hai passato l’ultima mezz’ora a ripetermi quanto Matsuyama si sarebbe arrabbiato, che era ormai stufo e deluso della mia goffaggine!-

-Eddai Gen, non te la prendere in questo modo: era solo per farci due risate...- si giustificò l'attaccante, mettendo un braccio intorno al collo dell'amico, sorridendo.

-Sei sempre il solito...- borbottò questi.

-Senti da che pulpito! Non sono mica io quello che ha insistito tanto per rispondere al telefono, e poi ha capito metà di quello che gli veniva detto.-

Gennichi alzò il mento, fintamente offeso.

-La mia sbadataggine non è un motivo valido per giustificare il tuo comportamento.-

-Dai, Gen, ho detto che era uno scherzo...-

Stavolta Kenji sembrava seriamente dispiaciuto, e l’altro finalmente gli poté elargire un gran sorriso.

-Va bene, Kenji... va bene... nella mia magnanimità, ti perdonerò.-

-Nella tua magnanimità, eh? Com'è che sei sempre così sicuro di te, a parole, e quando sei davanti al capitano ti viene una caga impossibile?- ribatté l’altro col sopraciglio alzato.

Gennichi gli fece una linguaccia.

-Questi non sono affari che ti riguardano.- rispose indispettito.

Kenji gli buttò nuovamente il braccio intorno al collo, e lo avvicinò a sé per sussurrare.

-Avanti Gen, a me la verità la puoi dire...- gli bisbigliò all'orecchio -Si vede lontano un miglio che ti piace il capitano...-

Gennichi arrossì di colpo.

-Non è vero! Lo stimo molto...-

Il sorriso smaliziato di Kenji si allargò.

-Soltanto...?-

Un altro ragazzo, alto e con i capelli terribilmente corti, li interruppe uscendo dall'ingresso, con in volto un’espressione decisamente funerea.

-Kenji, Gen, la volete finire?!- ammonì, in un bisbiglio severo -Di là c'è il capitano al telefono, e sembra che sia una cosa davvero importante.-

Kenji e Gennichi si voltarono verso di lui.

-Perché? Che ha detto il capitano, Jin?- chiese Kenji, d'improvviso curioso.

-Dicono che vogliono la nostra presenza per un ritiro importante, voluto dagli allenatori delle altre squadre.- li informò il ragazzo di nome Jin, il portiere della squadra.

Gennichi e Kenji si scambiarono reciprocamente uno sguardo perplesso.

-Ma noi... noi non abbiamo un allenatore.- constatò Gen incerto.

-Sembra che sia questo il problema. Quelli là ne stanno discutendo da un po’ con Matsuyama, ma sembra che non ci siano buone notizie: il capitano è furioso.-

I due calciatori si guardarono, increduli: il capitano furioso?! Il loro capitano, proprio quel gentil ragazzo che corrispondeva al nome di Hikaru Matsuyama?! Impossibile!

-Stai scherzando? Il capitano è severo, a volte, ma non si arrabbia quasi mai seriamente.-

-Non mi credete?- chiese Jin, arcigno.

I tre giocatori rientrarono nell'ingresso dei dormitori. Seduti sulle poltrone della stanza relax c'erano tutti i loro compagni, mentre il loro combattivo capitano, Hikaru Matsuyama, era in corridoio al telefono.

-SE LO PUO' SCORDARE!!!-

Un urlo fece sobbalzare tutti i presenti. L’intera squadra si voltò a guardare Hikaru.

-No!! Non ne ho nessuna intenzione! E non mi dica di stare calmo!!! Siamo diventati quello che siamo grazie alle nostre sole forze, e continueremo a fare come abbiamo sempre fatto: non si metterà tra me e la mia squadra!!-

Kenji e Gennichi si sedettero, allucinanti, mentre Jin rimase in piedi accanto a loro.

-Visto? Letteralmente furioso.- affermò il portiere.

-Già...- rincarò Kenji, guardando il suo capitano -Ma perché? Che gli hanno detto? Non doveva essere solo un ritiro?-

Jin, in risposta, poté solo alzare le spalle. Lui proprio non lo sapeva.

-Che peccato...- Gennichi, rattristato, guardava invece fuori dalla finestra -Una così bella giornata e il nostro capitano è di cattivo umore.-

-Guarda che era di buonissimo umore prima... colpa di quelli, sai.- lo corresse Kenji.

-E comunque, poveri noi! Che siamo costretti a stare chiusi qua dentro con un sole simile. Quante altre belle giornate pensate di potervi ancora godere?-

Alla domanda di Jin, Kenji e Gennichi abbassarono il volto, sconsolati.

-Senta, sa cosa le dico?! Vada al diavolo!!-

Con quell'urlo, Hikaru Matsuyama annunciò alla sua squadra di aver concluso la sua telefonata. Pochi secondi dopo fece il suo ingresso nella stanza.

Tutti i ragazzi guardarono il suo volto livido di rabbia, ansiosi di sentire cosa avesse da dire.

Hikaru si sedette e respirò a fondo.

-Vogliono mandarci un nuovo allenatore.- tagliò corto.

-Cosa?- Jin lo guardò indignato -Ma noi non ne abbiamo bisogno.-

-E' quello che ho cercato di spiegare.- disse Matsuyama, alzando gli occhi -Ma non mi hanno voluto ascoltare. Il fatto che io sia il capitano non significa niente.- strinse i pugni in una morsa -Mi hanno solo voluto avvisare per tempo.-

Gennichi si fece avanti, esitante.

-M-ma perché? Perché vogliono che abbiamo un allenatore? Siamo sempre stati una squadra corretta e responsabile, abbiamo sempre fatto capire a tutti che ci meritavamo la loro fiducia, e sopratutto che potevamo autogestirci senza dare fastidi a nessuno. Abbiamo fatto qualcosa di sbagliato?-

Hikaru Matsuyama fissava il suo amico. Gennichi era così ingenuo...

-A loro non importa niente di noi, Gen.- ammonì Hikaru scuotendo la testa amareggiato -Per loro siamo la squadra meno importante che possa esistere, siamo quasi una palla al piede, un peso. Veniamo da una piccola prefettura che quasi nessuno conosce, in un posto dove è difficile avere un bel campo da calcio, attrezzature, fondi, anche solo un mezzo per spostarsi da una città ad un'altra. Siamo una formichina per loro, che promuovono grandi campioni per la nazionale giapponese. Ma il punto è che questa formichina ha vinto il torneo regionale, battendo il favorito Sapporo, e sempre questa formichina ha sbaragliato quasi ogni avversario del torneo nazionale, arrivando persino alla semifinale: adesso siamo una delle quattro squadre più forti del Giappone. E' questo il problema.- Hikaru Matsuyama scosse la testa -Se prima potevamo fare di testa nostra ed essere autosufficienti, adesso non possiamo più esserlo. Vogliono tenerci d'occhio, vogliono controllarci. Siamo diventati un modello, e dobbiamo essere nella regola. Le squadre di calcio di regola hanno un allenatore, quindi di conseguenza noi dobbiamo avere un allenare. Non ci sono vie d'uscita, ragazzi.-

Gennichi abbassò tristemente la testa, pensando quanto tutto ciò fosse ingiusto.

-Ma capitano... n-noi...- Kenji guardava Matsuyama con una nota di sgomento negli occhi -Noi n-non abbiamo bisogno di un allenatore, ci siamo sempre occupati di tutto da quando...!-

Hikaru Matsuyama chiuse gli occhi di scatto.

Fate che il vostro sogno si realizzi…

-Lo so, Kenji... lo so.-

Kenji incrociò gli occhi tristi del suo capitano e abbassò lo sguardo a sua volta.

Si erano sempre autogestiti con successo, non avevano voluto nessun altro da quando il loro precedente allenatore, nonché preside della loro scuola, era morto; un ictus celebrale, proprio il giorno della loro semifinale. Ricordava tutto perfettamente: avevano appena segnarono il goal del pareggio ed era finito in quell'attimo il primo tempo quando, tornando in panchina, avevano trovato la brutta notizia ad attenderli. E' difficile… è difficile dirvelo… cosa darei per non dovervi dare questa notizia…

Le sue ultime parole erano state “Cercate sempre di realizzare i vostri sogni”. Fu un brutto colpo, e nessuno dei ragazzi poté evitare di versare qualche lacrima per quell'arzillo vecchietto che aveva insegnato loro quanto era importante l'amicizia, e quanto bello fosse il calcio: era stato lui a fondare la quadra, quando loro undici erano ancora alle elementari, e da allora li aveva sempre seguiti, incoraggiati, ed aiutati a raggiungere il loro sogno.

Era per lui che giocavano, era per lui che vincevano.

Dalla sua morte, il legame della squadra si era intensificato sempre di più, e il ruolo da capitano di Hikaru era diventato ancora più importante: era lui a seguire, incoraggiare ed aiutare i suoi compagni adesso, era lui il punto di riferimento, quasi un fratello maggiore. Nessun allenatore.

Loro non lo volevano, non l'avrebbero mai accettato.

 

Continua…



Note di chiusura:

I nomi dei tre ragazzi della Furano sono inventati, concedetemi quest'altra licenza poetica XD

Questo è ovviamente solo l'inizio, spero che vi possa stuzzicare abbastanza da convincervi a continuare a leggerla... un bacione a tutti! ^_^