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Note dell'Autore:

 



Mentore e amico

“Sì?”
“Mazzantini?”
“Sì, chi è?”
“Pizzeria Zero, servizio a domicilio!”
“Terzo piano, interno dieci” sospira Mazz, mentre un ghigno gli si disegna sulle labbra, perché lo sa già, ha guardato i risultati delle partite: stasera il ragazzo della pizzeria Zero gli recapiterà tre pizze, una ai peperoni come piace a lui, una margherita per sua moglie e una con le patatine fritte sopra, per quella fogna di Gianluca, suo figlio di diciassette anni.
Il tutto da parte e con i saluti di Kojiro, che oggi, appunto, ha segnato tre gol e spianato la strada alla Reggiana per la promozione in serie B.
Da quando gioca in prestito in serie C1, il giovane attaccante giapponese ha preso l’abitudine di comunicare così col preparatore atletico della Juve: una pizza per gol. Ormai la signora Mazzantini, la domenica sera, contando sul fatto che Hyuga segna almeno un gol per partita, non prepara neanche più la cena.
Mazz apre la porta, porgendo l’orecchio al caratteristico ronzio dell’ascensore che sale.
Gli vengono in mente i primi test atletici di Kojiro, quelli che gli avevano fatto drizzare i capelli in testa.
“Non capisco come tu abbia potuto giocare a calcio finora” era sbottato “la tua condizione atletica è un disastro, sei completamente sbilanciato!”
Il ragazzo dagli occhi foschi gli era saltato immediatamente al collo, afferrandolo per il bavero della camicia, e lo avrebbe senz’altro picchiato, se non fossero intervenuti gli altri presenti.
L’ascensore si ferma al piano, la porta viene aperta con slancio e ne balza fuori un ragazzetto a malapena maggiorenne, piccolo e secco come un chiodo, dal viso infantile cosparso di lentiggini, un cappellino col logo della pizzeria calcato in testa e tre grandi cartoni per pizza uno sopra l’altro tra le mani.
“Signor Mazzantini?”
“Presente” sorride Mazz porgendo le braccia. Il ragazzo gli posa i cartoni tra le mani, saluta portandosi due dita sulla visiera del cappello:
“Buon appetito!”
“Grazie, buon lavoro!”
I cartoni sono belli caldi, hanno un servizio davvero veloce. Mazz rientra in casa chiudendo la porta con un piede:
“Teresa, è arrivata la cena!”

***

Per settimane, il giovane Hyuga lo aveva guardato come si guarda il proprio nemico numero uno, di sottecchi, pronto a reagire al minimo cenno di aggressione. Senza una parola, aveva guardato con sospetto il piano di preparazione individuale pensato per lui.
“E meno male che i giapponesi sono obbedienti e rispettosi dell’autorità!” si era detto più volte Mazz. Quel ragazzo scuro di pelle, dai capelli e dagli occhi nerissimi, i muscoli guizzanti e l’espressione perennemente allarmata, somigliava proprio a una tigre pronta al balzo. Mazz non s’era meravigliato per niente quando aveva saputo che Kojiro, al suo paese, era stato soprannominato proprio “la tigre”.
Un fine settimana, Hyuga era sparito senza preavviso: era volato a Barcellona a veder giocare il suo amico Ozora. Il lunedì era andato da lui, s’era inchinato più volte con aria di scusa, secondo l’uso nipponico, e gli aveva detto:
“Mi perdoni, signor Mazzantini. Io sono troppo impulsivo e non ho pensato che lei agisce per il mio bene. Da ora in poi farò tutto quello che mi dirà”.
E aveva mantenuto la parola.

***

Negli ultimi due anni, Mazz ha avuto modo di conoscere meglio Kojiro Hyuga. È venuto a sapere che ha perso il papà molto presto, e che la sua infanzia non è stata rose e fiori. È venuto a sapere che coi primi guadagni da professionista ha comprato una bella villetta unifamiliare per i suoi, e ha fatto aggiustare la tomba di suo padre. È venuto anche a sapere che Kozo Kira, l’attuale allenatore della selezione olimpica giapponese, è stato il suo scopritore e il suo primo maestro, quando non era che un moccioso di dieci anni; e che Kojiro, quando ha bisogno di aiuto e di consigli si sente sempre con lui.
Questo ragazzo così ombroso e pieno di orgoglio – il paragone con un animale selvaggio viene naturale – , ma anche così desideroso di lavorare e migliorarsi, ha sviluppato in Mazz una specie di senso di protezione, un sentimento quasi paterno di affetto e sollecitudine. È stato a causa del pensiero che Kojiro ha perso suo padre da piccolo? O forse saperlo così giovane – è arrivato a Torino che non aveva neanche vent’anni – e così lontano da casa?
“Teresa, è arrivata la cena” ripete, entrando in cucina.
Sua moglie, intenta a pulire delle foglie di lattuga, lo guarda di sotto in su:
“Quante, oggi?”
“Tre!”
“Sono troppe! Gliel’hai detto che così ci farà ingrassare tutti?”
“Gliel’ho detto, gliel’ho detto...”
Mazz posa i cartoni sul tavolo proprio mentre il telefono di casa comincia a squillare.
“E questo è lui” ridacchia Teresa. Suo marito le rivolge uno sguardo d’intesa, quindi si gira e tranquillamente si avvia a rispondere.



Note di chiusura:

Nota al testo. Mazzantini, detto “Mazz”, è il preparatore atletico della Juventus che, all’arrivo di Kojiro in Italia, si scandalizza per le condizioni fisiche della tigre, suscitando una reazione alquanto aggressiva del suddetto. Successivamente (soprattutto dopo aver visto Tsubasa giocare nel Barcellona B), Kojiro abbandona ogni ruggine e si affida a “Mazz” per acquisire la forma atletica ottimale, e finisce per sviluppare con lui un rapporto di fiducia e amicizia. Quando Hyuga verrà prestato alla Reggiana, ogni domenica farà recapitare al preparatore tante pizze quanti sono i gol da lui segnati nel turno settimanale.



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